Monterano

Sulle tracce della dea Manturna

Ad appena una cinquantina di chilometri da Roma, a nord-ovest del Lago di Bracciano, incontriamo i pittoreschi ruderi di Monterano, appollaiati su uno sperone tufaceo, esteso per circa nove ettari, tra le strette valli del fiume Mignone e del suo affluente Bicione. L’origine etrusca di Monterano è documentato sia dalle numerose sepolture che dal nome derivante dalla dea degli inferi Manturna, alla quale gli etruschi associavano il culto dei fenomeni eruttivi, soffioni, pozze gorgoglianti e l’acre odore dello zolfo, che oggi come ieri caratterizzano il territorio. Di quel periodo resta qualche cippo funerario e la suggestiva tagliata del Cavone, l’accesso più suggestivo all’antica Monterano, che termina in prossimità di un acquedotto a doppio ordine di arcate del XVI sec. d.C. e al fontanile delle Cannelle, sosta obbligata per chi raggiungeva il borgo e necessitava di dissetarsi.

Il periodo romano non lasciò tracce consistenti; le prime notizie storiche risalgono al 649 d.C. quando divenne sede vescovile. Attorno al 1000  l’area apparteneva al Monastero di S. Paolo Fuori le Mura che fece innalzare la torre, a pianta rettangolare, poi inglobata nel palazzo ducale. Dal 1432 fu proprietà degli Anguillara mentre nel 1497 fu inserito nei possedimenti degli Orsini, che potenziarono le cinte murarie del castello. Con il 1671, anno di acquisizione al Casato Altieri, iniziò il periodo di massimo splendore di Monterano, in concomitanza con il papato di Clemente X Altieri. A Gian Lorenzo Bernini (1598 – 1680) venne affidata la sistemazione definitiva del castello, che divenne un vero e proprio palazzo signorile, con la magnifica fontana del Leone.

Altro edificio di grande interesse è la chiesa con annesso il Convento di S. Bonaventura, alla cui fabbrica, iniziata probabilmente nel 1676, collaborarono numerosi ingegni dell’epoca, da Carlo Fontana allo stesso Bernini. Monterano fu abbandonato verso la fine del ‘700 per un insieme di cause (saccheggio del 1799 ad opera delle truppe francesi, malaria, spostamento della popolazione verso la vicina Canale).

I resti di altri edifici minori, come le chiese di S. Rocco e S. Maria Assunta in Cielo, i granai e le case di abitazione, la bellezza dei panorami, la diversità geologiche, la ricchezza della vegetazione (è presente la Felce florida specie risalente a circa 65 milioni di anni fa) e della fauna (la rarissima Cicogna nera frequenta regolarmente il Mignone), il ricco patrimonio archeologico, i resti di antiche attività minerarie (estrazione di zolfo e manganese), fanno di Monterano e del suo territorio un luogo da non perdere, un luogo da custodire, dal 1988 protetto dalla Riserva Naturale di Monterano.

Non si può dire di conoscere un posto se non se ne assaggiano i suoi prodotti tipici. A Canale Monterano i pochi forni del paese, secondo la tradizione toscana importata dalla Maremma laziale, producono con il metodo della lavorazione acida il pane senza sale. Ogni giorno Maria e Tullio fanno tante pagnotte quante bastano alla piccola comunità: farine di primissima scelta dal grano di Canale, lievito naturale acido, acqua sorgiva, forno a legna, niente sale ma tanta tanta pazienza. Come più di 400 anni fa, solo con terra, aria, acqua e fuoco.

Personaggi

In una scena del film Il marchese del Grillo, diretto nel 1981 da Mario Monicelli, il covo del brigante Don Bastiano è ambientato tra le antiche rovine di Monterano precisamente nella navata centrale della chiesa di San Bonaventura, oggi occupata da un gigantesco albero di fico di quasi 200 anni.

Ecco l’incontro tra il brigante (Flavio Bucci) e il marchese del Grillo (Alberto Sordi) accompagnato dal capitano francese Blanchard (Marc Porel).

Si Ode uno sparo…..Bastiano e la sua gente

Marchese:” (All’atto del francese di tirar fuori una pistola) Che fai sta bono, ma che sei matto? sta zitto, lascia fare a me”

Bastiano: “ Sior Marchese sei te?”

Marchese: “ Ma chi è Don Bastiano?”

Bastiano: “ Sì, sior Marchese sono io vieni, vieni avanti…te sei messo paura eh…!

Marchese: “ paura si! Spari!….”

Bastiano: “ Eh!EH! mo te la fai con un franzoso?”

Marchese: “ No! Bastiano, per me lui è un uomo! Non un francese, io so’ amico dell’omo, no del francese.”

Bastiano: “ AH! ho capito, com’io co’ Napolione, te possino accire, quello bisognerebbe ammazzallo cento vorte, ma, però…..madonna……tiene due coglioni così…come uomo….e poi si è fatto da solo! come me! che prima ero un povero prete, mo sono un capo banda.”

Marchese: “ Blanchard, sai che prima era parroco Don Bastiano?”

Bastiano: “ Hei! Franzoso,eh! Be’ sei stato fortunato, che ti ho trovato che stavi in compagnia del Signor Marchese, perchè senno io a te, se ti pijavo da solo ti sistemavo…..ti schiaffavo 4 chiodi e ti mettevo in croce, così t’imparavi a rispettare Dio la Madonna e i Santi, fatevi il nome del padre, porca puttana…..”

Marchese:  “ fatte il nome del padre,….. Bastià, raccontaglie ‘ a storia tua ….che i francesi pe’ a giustizia…!.”

Bastiano: “ va bè……insomma….io ci tenevo due sorelle….”

Marchese:”Si, una bella e una brutta……”

Bastiano:”Ao! a racconti te! o a racconto io?….”

Marchese: “ No, no, racconta tu Bastià”

Bastiano: “ Ci tenevo due sorelle una bella, bella….Madonna, e insomma , una brutta, ma brutta, però ci teneva il fidanzato, e si doveva sposare, succede che quella bella si fà ingravidare da un barone e getta il disonore su tutta la famija, si così il fidanzato di quella brutta non se la voleva più sposare e io cosa dovevo fare? io ero prete, e non ci stavo che io a lavare l’onta, ero l’unico maschio in famija, allora ho passato una notte di dubbi….ch’inferno …..Madonna ….ma poi, poi l’ho lavato….”

Marchese: “ Ha ammazzato il cugino del barone!”

Blanchard: “ Il Cugino?”

Marchese: “ Si, un parente…”

Bastiano:”Per forza, quello, il barone, il colpevole, se n’era andato a Napoli, va buo lo stesso, va bene uguale, insomma l’ho fatto a fin di bene a gloria del Signore Ah! Ah!….allora? Segnatevi!…

Marchese: “Blanchard fatte il segno della Croce!”

Galleria
Scheda tecnica

Valutazione
Facile – Media

Dislivello in salita
+ 130 metri

Lunghezza
4 km

Dislivello in discesa
– 130 metri

Trasferimenti
Mezzi propri
Passaggio (su richiesta)

Percorso
Due anelli

Quota massima
275 m s.l.m

Note

Durata
2 ore e 30 minuti

Quota minima
200 m s.l.m

Equipaggiamento
  • Scarpe basse con suola scolpita o scarponcini da escursionismo.
  • Zaino a partire da 20 litri.
  • Borraccia e/o thermos a partire da 1 litro.
  • Bastoncini da escursionismo.
  • Abbigliamento a strati comodo ed adatto alla stagione.
  • Cappello e guanti.
  • Frutta essiccata o secca e/o pranzo al sacco.
  • Sacchetto per lo smaltimento dei rifiuti.
  • Kit di primo soccorso e telo termico.
  • Mascherina e gel disinfettante nel rispetto delle norme anti Covid.
  • Spilla e Tessera Altour (consegnata alla prima attività).

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Quota individuale

Fino ai 5 anni: gratis
Dai 6 ai 17 anni: 10 €
Oltre i 18 anni: 20 €

Cosa comprende:
L’accompagnamento guidato e l’assicurazione RCT

Numero partecipanti:
Fino ad un massimo di 16

Prossima escursione: DA DEFINIRE
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